sabato 17 novembre 2012

That pale blue dot

Le frasi più belle della letteratura #4:


«Chi ha scorto l'universo, non può pensare a un uomo, alle sue meschine gioie o sventure, anche se quell'uomo è lui. Non gl'importa la sorte di quell'altro, non gli importa la sua azione, poiché egli ora è nessuno.»
da 'La scrittura del dio', in 'Aleph', Jorge Luis Borges

Immagine "The pale blue dot", NASA
«Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.»
da 'Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space', Carl Sagan

-O-

lunedì 15 ottobre 2012

Suono del poeta in blues

Suono del poeta in blues
"I believe I believe I believe
love is the only one
I deceive I deceive I deceive I deceive
'cause I'm not that strong
hope you feel the same"

sabato 13 ottobre 2012

Il gaucho (Luis Sepúlveda)

Le frasi più belle della letteratura #3:


Fonte: Wikipedia
‎"Una volta lo vidi fotografare un gaucho di età indefinibile, di altezza vaga, di colore camaleontico sotto la luce della steppa. [...] Quell'uomo, cittadino a cavallo, abitante delle intemperie, signore dei venti, non aveva mai visto il proprio modo di essere e la prima cosa che riconobbe fu l'animale, finchè un altro cavaliere non si avvicinò e gli disse: «Sei tu, fratello, sei tu!»"
 

da 'Alchimia della luce, del rispetto e del miracolo', in 'Ritratto di gruppo con assenza', Luis Sepúlveda


mercoledì 10 ottobre 2012

Spesso il male di vivere ho incontrato (Eugenio Montale)

“Spesso il male di vivere ho incontrato”


Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. 

da 'Ossi di seppia', Eugenio Montale, 1925

Scena d'amore di Rick e Rachel (Philip K. Dick)

Le frasi più belle della letteratura #2:


"Lui si avvicinò al letto.
A forza di agitarsi Rachel riuscì a rigirarsi sulla pancia, seppellendo il viso nel bianco lenzuolo di sotto. «Questo è un nobile esemplare di letto pulito e vergine» affermò. «Solo ragazze nobili e pulite che...» S'interruppe, pensosa. «Gli androidi non possono avere figli» disse infine. «Ci perdiamo qualche cosa?»
Lui finì di spogliarla, mettendo a nudo i suoi lombi pallidi e freddi.
«Ci perdiamo qualche cosa?» ripetè. «Non lo so; non ho termini di confronto. Che si sente ad avere un figlio? Anzi che si sente a essere nati? Noi non nasciamo mica; non cresciamo; invece di morire di malattia o di vecchiaia, ci consumiamo come formiche. Sempre le formiche: ecco che cosa siamo. Cioè non te. Voglio dire, io: macchine chitinose dotate di riflessi, che non sono veramente vive.» Girò la testa d'un lato e gridò: «Io non sono viva! Non stai per andare a letto con una donna. Cerca di non rimanerci male, va bene? Hai mai fatto l'amore con un androide prima d'ora?»
«No» rispose lui, togliendosi la cravatta e la camicia."

da 'Ma gli androidi sognano pecore elettriche?', Philip K. Dick


Dallo stesso libro, fu tratto il film Blade Runner nel 1982. Ridley Scott descrisse lo stesso mondo e la stessa vicenda di Philip Dick, riposizionando completamente la filosofia dei personaggi e connotandola di significati diversi. La cupa e distopica fantascienza di Dick, divenne un noir drammatico, intriso di poesia e di postmoderno romanticismo. Così gli impudici e perversi amanti occasionali del romanzo (lo sbirro Rick e l'androide, la "cosa", Rachel), divennero i teneri innamorati del film. La sontuosa composizione musicale di Vangelis ha fatto il resto, completando l'atmosfera di questo capolavoro per immagini.

sabato 22 settembre 2012

Il mio amico, il vecchio (Luis Sepúlveda)

Le frasi più belle della letteratura #1:


"[...] e allora il vecchio mi parlò con l'accento stretto di quelli della sierra. Non mi ricordo cosa mi disse. So solo che fece riferimento alla mia stanchezza e mi indicò l'amaca. Sono uno scrittore, ma non ho parole per raccontare quello che si sente in un'amaca, in mezzo all'Amazzonia, quando la notte avvolge tutto e la pioggia cade senza pietà."

da 'Il mio amico, il vecchio', in 'Ritratto di gruppo con assenza', Luis Sepúlveda


lunedì 3 settembre 2012

Missing love

Mi fai soffrire sempre. Non trovo le parole.
E resta solo questa consapevolezza.


“Missing„